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Mappa Democratica

Presentazione - 55 views

Obiettivo Fungere da catalizzatore per la circolazione di idee, lo sviluppo di relazioni e sinergie tra i vari gruppi, circoli o singoli interessati al Partito Democratico. Serve un motore, anzi mol...

Progetto

started by Mappa Democratica on 19 Jun 08 no follow-up yet
Mappa Democratica

Guida per immagini - 32 views

Questa guida è composta di alcune semplici immagini commentate, verrà estesa nei prossimi giorni. Se per una qualche ragione non riusciste a visualizzare le immagini o se, anche dopo averne presa visio...

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started by Mappa Democratica on 16 Jun 08 no follow-up yet
Mappa Democratica

Iscrizione - 25 views

Procedura per l'iscrizione al gruppo di lavoro: >innanzi tutto hai bisogno di un account diigo (puoi usare anche il tuo OpenID oppure il tuo account Facebook) qui: http://www.diigo.com/sign-up ...

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started by Mappa Democratica on 16 Jun 08 no follow-up yet
Mappa Democratica

Annotations = Highlights, Comments, Sticky Notes - 29 views

Vocabolario Annotations = annotazioni Highlights = brani evidenziati Comments = commenti Sticky Notes = note, appunti incollati (alla pagina web) Definizioni Brani evidenziati, commenti e note incol...

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started by Mappa Democratica on 16 Jun 08 no follow-up yet
Mappa Democratica

Domande Frequenti - 22 views

Come faccio a controllare se ho davvero condiviso un segnalibro con il gruppo? E' sufficiente guardare la pagina dei propri segnalibri ("My bookmarks"), sotto ad ogni segnalibro condiviso con almeno u...

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started by Mappa Democratica on 19 Jun 08 no follow-up yet
Giacomo Dorigo

La verità sui conti di Roma da A.T.T.I.L.I.O. - 0 views

  • In primis: il debito del Comune di Roma non è di 9 miliardi e 762 milioni di euro come dice l'aspirante podestà, ma di 6 miliardi e 874 milioni, contro i 6 miliardi e 100 milioni del 2001.

    Alla cifra annunciata dal sindaco con la copertura di quel mago dei conti che risponde al nome di Tremonti, infatti, si arriva sommando il deficit con i futuri debiti per gli investimenti, compreso il completamento delle linee metropolitane per cui il debito sarà contratto a partire dal 2010.

    Insomma si sommano i debiti del passato che con quelli che ci si è impegnati a contrarre per il futuro.
    • Giacomo Dorigo
       
      bah questa dei buchi è una loro costante, la ripetono ogni volta che vincono le elezioni da qualche parte...
  • In primo luogo deve tagliare i fondi ai municipi, per il semplice motivo che 11 su 19 sono di sinistra e per la cosiddetta destra di governo i cittadini amministrati dal centro sinistra sono di serie B. E per dimostrare questa tesi basta vedere i finanziamenti concessi in passato a Milano e a Roma dal governo nazionale, o la guerra fatta al Comune di Roma dalla giunta Storace.
    • Giacomo Dorigo
       
      e poi parlano di federalismo fiscale...
  • Il secondo ordine di ragioni è di natura politico-pratica: con il taglio dell'Ici sulla prima casa mancano al Comune di Roma circa 390 milioni di euro. Che coprirebbero abbondantemente lo sbilancio di cassa rilevato dalla Ragioneria dello Stato, circa 210 milioni di euro.
    • Giacomo Dorigo
       
      come prima: e poi parlano di federalismo fiscale...
  • ...1 more annotation...
  • E non a caso la prima a saltare è la notte bianca.
    • Giacomo Dorigo
       
      evidentemente loro la notte l'accettano solo se è nera...
  • Giacomo Dorigo
     
    Malgrado il grande bluff mediatico messo in piedi dal sindaco Lupomanno prima o poi qualcuno leggerà la relazione della Ragioneria generale dello Stato e capirà che ha detto una serie di...
Antonino Leone

Edit List: In difesa della Costituzione - 0 views

  • Antonino Leone
     
    Cento costituzionalisti hanno firmato un documento nel quale esprimono "insuperabili perplessità di legittimità costituzionale" sull'emendamento blocca-processi e sul lodo Alfano sull'immunità temporanea per le alte cariche dello Stato e chiedono di aderire al loro appello "in difesa della Costituzione
  • Giacomo Dorigo
     
    questa del nodo dell'impunità è proprio grossa, certo che Berlusconi non cambia mai!!!
Eugenio Angelillo

Manovra, tagli agli enti locali per 23,8 miliardi nel triennio - economia - Repubblica.it - 0 views

  • Eugenio Angelillo
     
    Il governo "federalista" azzoppa gli enti locali...
Giacomo Dorigo

Political blogging - something to bite - 0 views

  • Giacomo Dorigo
     
    per chi capisce l'inglese questo è interessante
Antonino Leone

My List: A Collection on "Pensioni e retribuzioni" (Redditi) | Diigo - 0 views

  • Antonino Leone
     
    Gli impegni presi durante la campagna elettorale dal centro destra lasciava
    presagire che vinte le elezioni avrebbe attuato gli interventi necessari a
    sostenere le fasce più deboli. Al contrario il Popolo della Libertà è preso dai
    problemi della giustizia che riguardano personalmente il premier Be...
Eugenio Angelillo

Il Termometro Politico - 0 views

  • Eugenio Angelillo
     
    Un forum di discussione politica PD-oriented (ma non solo)
Antonino Leone

Pensioni e Retribuzioni - 0 views

  • Antonino Leone
     
    Il Governo di centro destra preso dai problemi della giustizia del suo premier ha dimenticato gli impegni presi durante la campagna elettorale a favore dei redditi più bassi.
Antonino Leone

Supercapitalismo - 0 views

  • Antonino Leone
     
    Rapporto tra democrazia e mercato
Antonino Leone

Edit List: Supercapitalismo - 0 views

shared by Antonino Leone on 26 Jul 08 - Snapshot
  • Antonino Leone
     
    Rapporto tra democrazie e mercato
Giacomo Dorigo

Il cervello alla ricerca della novità - 0 views

  • nello studio un gruppo di adulti è stato sottoposto a un test in cui avevano l'opportunità di guadagnare del denaro scegliendo fra quattro distinte immagini presentate simultaneamente, a ciascuna delle quali era associato un certo importo. Alcune di queste immagini erano familiari perché i soggetti avevano avuto occasione di giocare con esse già in precedenza.

    I ricercatori hanno trovato che i partecipanti preferivano spesso gli stimoli nuovi a quelli familiari e che la scelta della novità era correlata all'attivazione dello striato ventrale, un'area associata all'anticipazione di una ricompensa. I risultati suggeriscono che gli esseri umani sono motivati a ricorrere alla novità anche in situazioni in cui l'elevato grado di non familiarità non offre particolari prospettive di un esito più favorevole.

    • Giacomo Dorigo
       
      PD -> PDL
      certe leggi Berlusconi e i suoi pubblicitari le conoscono bene...
Giacomo Dorigo

Relazione di Veltroni alla Assemblea Nazionale 2008 - 0 views

  • La stessa anomalia della destra italiana, quel suo affidarsi alla persona che detiene la massima concentrazione di potere privato del Paese, non è che l’altra faccia della debolezza dei poteri pubblici e della fragilità del sistema politico. Quasi che un sistema politico e istituzionale strutturalmente inadeguato a prendere le decisioni necessarie dovesse e potesse essere surrogato dall’investitura di un potere parallelo.
  • la speranza che una parte larga e più volte maggioritaria del Paese ha riposto nella supplenza privata di poteri pubblici si è rivelata un’illusione
  • Come ha scritto uno sconsolato Luca Ricolfi, “Emendamento salva Rete 4, limiti alle intercettazioni e alla libertà di stampa, norme per fermare il processo Mills, ricusazione del magistrato che dovrebbe giudicare il premier, riproposizione del lodo Schifani, tutto indica che ci risiamo
  • ...24 more annotations...
  • “Governo-ombra”: uno strumento essenziale per un'opposizione che voglia qualificarsi per le sue proposte e affermarsi progressivamente come credibile alternativa di governo
    • Giacomo Dorigo
       
      però gli si poteva trovare un nome migliore... questo da un'idea di trame oscure e poco trasparenti... invece è tutto il contrario...
  • Ecco dunque un primo elemento della nostra contromanovra: salari migliori e salto nelle capacità competitive del sistema, attraverso misure fiscali e riforma del modello contrattuale.
  • Bisogna invece rovesciare logica e tempistica rispetto a quella adottata dal Governo. Prima il federalismo fiscale, fondato su standard di qualità, quantità e costi dei livelli essenziali dei servizi, poi la razionalizzazione dei trasferimenti.
  • Quanto a banche, assicurazioni e petrolieri, mi limiterò a qualche domanda: quanto vale, per questi soggetti, l'abolizione della class action? Quanto vale, l'evaporare della nostra proposta sulla commissione per massimo scoperto? Quanto vale il mantenimento di certi monopoli nel settore energetico? Quanto vale il rinnovo per legge delle concessioni autostradali? E quali sono i meccanismi che il governo intende mettere in atto per impedire che consumatori, risparmiatori e utenti vedano trasferire sui prezzi gli aggravi?
  • Ma il governo deve anche sapere che la sospensione dell'automaticità dei crediti d'imposta, il saccheggio delle risorse per le infrastrutture nel Sud a fini di copertura del decreto ICI, lo sperpero di 300 milioni nel prestito Alitalia, che non è più ponte verso una credibile soluzione (e dunque non è più nemmeno un prestito), hanno inferto un duro colpo alla sua credibilità in questo campo e ci rendono diffidenti sulla serietà delle sue intenzioni.
  • Noi abbiamo detto con nettezza, nei mesi scorsi, che la sicurezza è un bene primario, un diritto civile indisponibile, una condizione imprescindibile della democrazia.

    Una delle “rotture”, delle innovazioni più grandi che rispetto al passato il Partito Democratico ha prodotto, è stata proprio questa: affermare che quello alla sicurezza è un diritto fondamentale, che chi governa ha il compito di fare ogni cosa per assicurarlo
  • La percezione delle persone, si badi, non è qualcosa da sminuire o biasimare. E’ parte integrante del diritto a vivere sicuri e sereni, senza temere di andare a ritirare la pensione, senza dover star svegli con l’ansia di chi aspetta il ritorno a casa di sua figlia. La paura è un dato reale. Va compresa, e le vanno date risposte.

    Come va data risposta a chi arriva qui, lavora onestamente, e chiede integrazione, chiede di aver riconosciuti diritti civili e politici, chiede di poter votare, a cominciare dalle amministrative.
  • Altra cosa, decisamente altra cosa, è fare un’equazione tanto ingiusta quanto gravemente sbagliata: più immigrazione uguale insicurezza, straniero uguale estraneo, diverso, “altro” da sé, minaccia per il proprio territorio, la propria casa, la propria incolumità. E quindi nemico da allontanare, da respingere, da cacciare.

    Sia chiaro: gli individui che commettono un crimine vanno puniti, qualunque sia la loro nazionalità, la loro provenienza. Gli individui: mai i gruppi, le comunità etniche, sociali o religiose alle quali appartengono.
  • Le ronde, la caccia al rom o all’immigrato, il mito aberrante del farsi giustizia da sé sono un problema, non sono certo la soluzione, nemmeno in minima parte.

    Proposte politiche che minimizzano l’una cosa e che propongono apertamente l’altra, sono anch’esse parte del problema, non la possibilità di uscirne.
  • Ha davvero ragione Claudio Magris quando dice: “Credo che i commercianti e gli industriali taglieggiati dalla camorra o dalla mafia scambierebbero volentieri il danno, l’intimidazione – non di rado la morte – che sono costretti a subire con i fastidi di chi abita non lontano da un campo nomadi. Non si sono viste squadre di cittadini indignati scagliarsi contro quartieri della camorra e non ho sentito parlare di ronde pronte a proteggere gli esercenti dai malavitosi che vengono a riscuotere il pizzo”.

    E’ così. Troppo spesso, in questo nostro Paese, succede così. E fatemi dire che io non ho visto uomini politici della destra, né in campagna elettorale, né nei giorni scorsi quando sono tornato di nuovo a Casal di Principe e in Sicilia, spendere una parola – non dico a combattere in prima fila, ma spendere una sola parola – contro la camorra, contro la mafia, per respingere il loro appoggio, per sostenere concretamente i magistrati, le forze dell’ordine, gli industriali anti-racket, i ragazzi di “Libera” o quelli di Locri che giorno per giorno difendono, tutti assieme, il valore della legalità, della moralità che la vita pubblica deve avere.
  • Pensiamo a questi ultimi vent’anni. Sono cambiati, e profondamente, gli equilibri politici. Nel 1989, con il crollo del Muro, finiva il tempo delle ideologie, tramontava l’assetto bipolare che per più di mezzo secolo aveva determinato i destini di popoli e paesi di ogni angolo del pianeta. Qualcuno, salutando i segni di una democrazia in complessiva espansione, perché era verso di essa che il mercato sembrava ineluttabilmente spingere, arrivava a preconizzare la “fine della Storia”.
  • Nel frattempo, girato drammaticamente l’angolo del nuovo secolo, ci si accorge di quanto si siano incrinate le certezze sulla “naturale” crescita delle democrazie.

    Larry Diamond, politologo della Stanford University, lo ha detto con chiarezza: a fianco della tanto dibattuta recessione economica americana ce n’è oggi un’altra, meno discussa ma assai più temibile, perché se si consolidasse sarebbe molto difficile invertire il senso di marcia e le conseguenze per l’intero pianeta sarebbero di non breve durata. L’ha definita “recessione democratica”, pensando soprattutto a quelle forme di “capitalismo autoritario” che con profili diversi ha i suoi esempi più grandi nella Cina e nella Russia. Realtà che si stanno incaricando di dimostrare che il mercato può esistere anche senza democrazia o in presenza di democrazie deboli.
    • Giacomo Dorigo
       
      Su questo sono profondamente d'accordo, è secondo me uno dei pericoli più grandi. Contro l'Unione Sovietica le liberal democrazie avevano un vantagigo incredibile: un sistema economico più efficiente che rendeva complessivamente più ricchi i loro cittadini. Ma contro il capitalismo autoritario di Cina e Russia non abbiamo questo vantaggio e se non giochiamo davvero bene la partita rischieremo di perderla trovandoci anche qui da noi in una nuova era fascista
  • la paura è da sempre compagna di viaggio degli uomini e va considerata per quel che è, un sentimento umanissimo. Che le persone arrivino a farsene condizionare è quanto di più comprensibile. Altra cosa però è la politica, è l’uomo di governo, che non si pone il problema di superare la paura, di contrastare il suo dilagare contagioso, i guasti che così si producono all’interno di una comunità. Altra cosa ancora è chi pensa addirittura di trarre, da tutto ciò, un vantaggio.

    Sulla base della paura non si governa una società. Men che meno si governano e si tengono insieme società aperte e complesse come le nostre.
    • Giacomo Dorigo
       
      io aggiungerei sulla base della paura e del senso di emergenza, questi erano i due punti focali della propaganda nazi-fascista: paura e stato di emergenza, è con questi due grimaldelli che puoi convincere anche la persona più mite ad andare in guerra
  • La destra sceglie la chiave del populismo, cavalca le paure e solletica l’arbitrio personale, alza muri, invoca dazi e barriere. Preferisce fare facili promesse, rassicuranti forse nell’immediato, in grado di esorcizzare lì per lì la paura, ma non di sciogliere davvero i nodi che ne sono all’origine.
  • La globalizzazione attuale richiede di essere governata dai pubblici poteri, con un più efficace coordinamento internazionale, con un modello al tempo stesso multilaterale e multilivello. Una nuova idea di “governo mondiale”. E’ questa l’urgenza che il centrosinistra, le forze riformiste di tutto il mondo, si devono porre, assumendosi nuove e grandi responsabilità.
  • A noi il grande compito di accendere, contro la paralisi della paura, una razionale speranza di cambiamento.

    E’ possibile. Guardiamo oltreoceano, dove tra pochi mesi si porterà lo sguardo del mondo.

    George W. Bush è stato la prova vivente di questa regola aurea della politica democratica. Nessuno più di lui ha fatto leva sulla paura, dopo il tremendo choc dell’11 settembre. Grazie alla paura, Bush ha rivinto trionfalmente le elezioni del 2004, ma non è riuscito a governare, cioè a produrre soluzioni concrete e solide. Né per il mondo, né per gli Stati Uniti. La guerra all’Iraq si è dimostrata solo un cruento diversivo, che ha distolto forze militari ed energie politiche dall’Afghanistan ed ha prodotto come unico risultato geopolitico il rafforzamento dell’Iran.

    Più in generale, l’amministrazione Bush ha dissipato la straordinaria eredità di Clinton, che gli aveva consegnato un’America forte, economicamente solida, rispettata nel mondo: anziché lavorare alla costruzione di un nuovo ordine mondiale, fondato sul diritto internazionale, ha pensato di poter gestire lo straordinario potere di cui dispone l’unica iperpotenza in chiave unilaterale
  • Ma “cambiamento” vorremmo divenisse la parola chiave anche di una rinascita delle forze democratiche, riformiste, progressiste in Europa.

    Il No irlandese al trattato di Lisbona è un segnale inquietante. I popoli voltano le spalle all’Europa. E’ come se la percepissero come parte del problema, il problema di una globalizzazione senza guida, anziché come parte essenziale della soluzione.

    Solo un’Europa più forte e più unita, capace di parlare con una voce sola, può invece consentire ai popoli europei di evitare il rischio della irrilevanza nel mondo “post-occidentale”.
  • L’Europa deve cambiare. C’è bisogno di più e non di meno Europa. E c’è bisogno, al Parlamento di Strasburgo, di un grande gruppo riformista e democratico, che lavori per far compiere un salto di qualità al processo di integrazione europea.

    Questo è ciò che stiamo dicendo, proprio in questi giorni, ai nostri amici socialisti e ai nostri amici liberali europei.

    E’ esattamente l’opposto che pensare che l’Europa sia una grande Italia. Piuttosto, da italiani, vorremmo contribuire, uniti, a rendere più grande e forte l’Europa. E pensiamo che le famiglie politiche europee potranno veder crescere il loro ruolo e il loro significato, agli occhi sempre più scettici dei cittadini europei, solo se sapranno scommettere sulla loro capacità di rilanciare il processo di integrazione.

    La nostra è un’identità nuova in Europa e come tale è un’identità che è e resterà autonoma. Ma autonomia non significa solitudine. Tanto meno può significare dividersi tra di noi in gruppi diversi che ricalchino le vecchie provenienze.

    Noi stiamo costruendo relazioni strette del PD con il Pse, con i liberaldemocratici europei, con i Democratici americani, per favorire il formarsi di un grande campo dei riformisti, dei democratici, dei progressisti, sia in Europa che nel mondo. Per quanto riguarda il Parlamento di Strasburgo, sarà un fatto nuovo se i socialisti, come è da auspicare, favoriranno la nascita di un nuovo gruppo aperto a forze che non facciano parte del Pse.

    Ciò che stiamo costruendo è una soluzione che consenta al nostro partito di armonizzare la sua autonomia e la sua identità senza che questo significhi isolamento in Europa.

    Questo vuol dire che quale che sia la collocazione che avrà il gruppo del PD a Starsburgo noi dovremo lavorare per la costruzione di questo vasto campo che comprenda democratici, socialisti e liberali europei.
  • Per di più, la sconfitta c’è stata anche sul piano quantitativo: lo scarto tra noi e il Pdl è di un milione e mezzo di voti, che diventano più di 3 e mezzo con l’apporto dei rispettivi alleati: Lega Nord e autonomisti meridionali da una parte, Italia dei valori dalla nostra.

    Uno scarto ampio, che non sarebbe stato colmabile neppure ipotizzando di poterci avvalere dell’apporto della Sinistra Arcobaleno e dei Socialisti, che insieme non raggiungono il milione e mezzo di voti.

    Anche lasciando fuori dai blocchi i 2 milioni di voti dell’Udc, con l’apporto della Destra di Storace e Santanchè il centrodestra avrebbe comunque mantenuto un vantaggio di quasi 3 milioni di voti.

    L’ipotesi della sommatoria è peraltro solo un’ipotesi di scuola. Si tende infatti troppo facilmente a dimenticare che le elezioni del 13 e 14 aprile non sono state elezioni a scadenza naturale, ma elezioni anticipate, dopo l’interruzione traumatica della legislatura più breve della storia della Repubblica.

    E che quella crisi non è stato il frutto di un incidente di percorso, ma del riproporsi, per la seconda volta in un decennio, e in forme se possibile ancora più gravi del 1998, di una rottura strategica con Rifondazione comunista e le altre forze che hanno dato vita alla Sinistra Arcobaleno. Questa volta in un contesto di disperante frammentazione che ha segnato tutta la legislatura.
    • Giacomo Dorigo
       
      eh questo non è un passaggio da poco, per essere maggioranza mancano ben tre milioni di voti... mica roba da poco...
  • Abbiamo detto mai più coalizioni che si compongono solo per battere l’avversario e a questo obiettivo sacrificano la chiarezza e la credibilità del programma di governo. Una scelta che ha avuto ed ha per noi il valore di una scelta strategica. Dirò di più: di un principio costitutivo del partito nuovo che abbiamo messo in campo. Ho avuto modo di definirla, una volta, una scelta “anti-machiavellica”: per noi la politica non esaurisce il suo significato nella lotta per la conquista e la conservazione del potere.

    Questa è semmai la sua dimensione tecnica, che Machiavelli ha insegnato a non trascurare. Ma il significato della politica, il suo valore umano, il suo spessore etico, sta nel mettere insieme le idee e le forze, in un unico, inscindibile sistema, volto ad intervenire nella storia umana, per ridurre la peraltro mai compiutamente eliminabile presenza in essa del male, del dolore, della violenza, dell’ingiustizia, della sopraffazione. E a piegarne umanisticamente il corso verso mete, certo parziali e mai irreversibili, di pace, di libertà, di giustizia, di sviluppo, di moltiplicazione delle opportunità per il maggior numero di esseri umani, di diritti civili riconosciuti ad ognuno, dentro società che considerino le differenze una ricchezza, rispettino le scelte di ognuno e si oppongano a qualunque forma di discriminazione e di intolleranza.
  • Questo per noi è governare: non è solo ben amministrare l’esistente, tanto meno solo occupare il potere in una gara insensata tra competitori tra loro pressoché identici. Governare per noi democratici è riformare, dare nuova forma, per quanto possibile, alle cose, ai processi storici, ai rapporti di forza e di potere tra gli uomini.
  • Le prime ricerche, i primi approfondimenti sulla struttura del voto del 13 e 14 aprile scorsi, ci dicono quanto il PD rischi di trovarsi rinchiuso negli stessi, per noi oggi troppo angusti e comunque minoritari, confini storici della sinistra italiana.

    E’ sempre un errore, un grave errore, sottovalutare la forza delle tendenze storiche di lungo periodo. E tuttavia, non possiamo non dirci che il Partito Democratico nasce proprio sulla base dell’ambizione di correggere, di deviare almeno in parte, la tendenza all’eterno ritorno dell’identico della politica italiana.
  • Smettiamola, ad esempio, di dire che l’Italia è un Paese di destra. Non esistono paesi di destra e paesi di sinistra. Esistono, paese per paese, destre e sinistre più o meno capaci di leggere, interpretare e rappresentare i cambiamenti che interessano le società in cui vivono.

    E se noi oggi siamo minoranza nel Paese è perché in questi anni l’Italia è cambiata, sul piano della struttura materiale come su quello della cultura collettiva, e noi non abbiamo ancora elaborato i linguaggi e le forme di una politica che sia in grado di dare risposte alle domande nuove che pone una società diversa da quella del secolo scorso.
  • I nostri circoli dovranno diventare la frontiera dell’innovazione civile e democratica del Paese. Luoghi nei quali la gente si incontra, ragiona di politica, acquista consapevolezza della complessità, matura una visione non più solitaria, rassegnata, talora disperata del suo problema, della sua angoscia, della sua rabbia, trasforma questi sentimenti in energia positiva di trasformazione sociale, fino a riconquistare la voglia di partecipare, decidere, contare nelle scelte che riguardano il destino della comunità umana di cui si è parte.
Giacomo Dorigo

PD Borgomanero - Circolo - 0 views

  • Vent'anni in cui la storia del centrosinistra può essere ricostruita intorno all'alternarsi di due assetti: uno incentrato sull'appello alle forze diffuse nella società, l'altro sul ceto politico formatosi nei partiti. Direi che grossolanamente lo schema è stato questo. Nei momenti di grande difficoltà, in cui i partiti e gli uomini che li rappresentano appaiono screditati, parte l'appello alle forze vive della società, alle energie lontane dalla politica. Una volta superata l'impasse, grazie all'iniezione di questi fermenti nello stanco circuito del professionismo politico, nel momento in cui si tratta di dover gestire le vittorie si ripresentano gli uomini degli apparati, con il tipico atteggiamento di chi pensa che è finita l'ora del dilettante: ragazzo fatti da parte che la ricreazione è finita, adesso che le cose diventano serie ti facciamo vedere noi come si fa; la politica non è affare per le anime belle, ma per spietati uomini che sanno come va il mondo.
    • Giacomo Dorigo
       
      Riusciremo a cambiare tutto ciò? Speriamo
Eugenio Angelillo

150 mila posti in meno in 3 anni "Un colpo alla scuola pubblica" - Scuola&Giovani - Repubbl... - 0 views

  • Si potrebbe ritornare al maestro unico alla scuola elementare e si potrebbero ritoccare gli orari della scuola superiore
    • Eugenio Angelillo
       
      Se penso che mio figlio piccolo che ha 5 anni rischia di avere un solo maestro alle elementari invece dei due che ha mio figlio grande che ha 8 anni, e quindi automaticamente meno cure e attenzioni, beh' mi vien voglia di andare a mettere una bomba a Palazzo Chigi sotto il culo di B. Tremonti e Brunetta
  • Eugenio Angelillo
     
    I agli alla scuola sono devatanti, semplicemente devastanti. La vogliono distruggere per invogliare la gente ad andare sul privato.
Mappa Democratica

ilcannocchiale - 0 views

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Giacomo Dorigo

Pd Chivasso - 0 views

shared by Giacomo Dorigo on 25 Jun 08 - Snapshot
  • Giacomo Dorigo
     
    Anche il PD Chiavasso ha un ning... vuoi vedere che stiamo già alla fase dello spin-off :D
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