Skip to main content

Diigo Home
Home/ MappaDemocraticaNews/ Group items tagged europa

Rss Feed Group items tagged

Giacomo Dorigo

Political blogging - something to bite - 0 views

  • Giacomo Dorigo
     
    per chi capisce l'inglese questo è interessante
Giacomo Dorigo

Il no irlandese, un dissenso disinformato - 0 views

  • Molti elettori irlandesi, già prima della consultazione, hanno dichiarato di voler votare no al Trattato di Lisbona perché non ne capivano il contenuto. Naturalmente, avevano perfettamente ragione: nessuno, che non sia uno studioso di diritto e politica europea, è in grado di comprenderne la portata o immaginarne gli effetti concreti. Tuttavia, l’errore non sta nel Trattato. Non esiste alcun modo di scrivere le regole per la vita comune di 27 paesi in maniera che sia immediatamente leggibile anche per i non esperti.

    FILADELFIA NON DÀ IL BUON ESEMPIO

    Contro questa tesi, si evoca la Costituzione americana, indicandola come l’esempio di legge fondamentale semplice, sintetica e comprensibile da chiunque. È un'opinione semplicemente errata. La Costituzione americana non è affatto semplice, né immediatamente comprensibile. E il fatto che sia sintetica aumenta, e non diminuisce, la sua complessità: ogni passo istituzionale, ogni diritto fondamentale in essa previsto è stato, e continua a essere, interpretato e precisato dalla Corte suprema. La effettiva Costituzione americana è oggi formata dal testo di Filadelfia e da migliaia di pagine di giurisprudenza costituzionale integrative.

  • La realtà è che un testo giuridico breve e apparentemente “facile”, in sede di applicazione effettiva, porta a risultati assolutamente imprevedibili e comunque necessita sempre dell’opera di interpretazione, e quindi di integrazione e deformazione, da parte di chi lo deve applicare, in primo luogo l’amministrazione e giudici. È questo il risultato a cui tende chi invoca per l’Europa una nuova carta di Filadelfia? O si deve ammettere che un testo articolato ed esteso, qual è il trattato europeo, assicura la certezza e la conoscibilità del diritto molto meglio della Costituzione americana, asciutta e criptica?
  • La prova di un rifiuto espresso nella sostanziale ignoranza dell’oggetto del problema sta nel fatto che una parte degli elettori irlandesi ha affermato di essere contrario al Trattato di Lisbona perché “non democratico”.
    È vero esattamente il contrario. Per esempio, mentre oggi diversi atti di portata legislativa possono essere adottati dal Consiglio, composto dagli esecutivi nazionali, anche contro la volontà del Parlamento europeo, il Trattato estende alla quasi totalità delle decisioni la procedura di codecisione, che consente al Parlamento di bloccare definitivamente l’adozione di un atto. Mentre oggi la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea non è giuridicamente vincolante, il Trattato di Lisbona le riconosce tale status. Mentre oggi la stabilità della presidenza della Commissione (cinque anni rinnovabili) garantisce a tale organo amministrativo una decisiva influenza anche nelle scelte politiche, il Trattato di Lisbona prevede, in luogo dell’attuale rotazione semestrale, una presidenza stabile del Consiglio europeo (due anni e mezzo rinnovabili), capace di fare da effettivo pendant politico-istituzionale alla Commissione. Insomma, paradossalmente, il rifiuto motivato sulla mancanza di democrazia in Europa mantiene uno status quo meno democratico dell’assetto previsto dal Trattato di Lisbona.
Giacomo Dorigo

Un trattato da attuare comunque - 0 views

  • Gli euroscettici vedono nel risultato irlandese l’ennesima prova della mancanza di democrazia e di legittimazione dell’Unione. Lucio Caracciolo ha riproposto su LaRepubblica la tesi secondo la quale non c’è democrazia senza Stato: dunque, o l’Unione si fa Stato, cosa oggi impraticabile, oppure abbandona ogni ambizione politica.
    Ma questa tesi non è corroborata dai fatti: se gli Stati e i cittadini europei continuano a rivolgersi all’Europa per cercare insieme soluzioni a problemi politici che non sono in grado di affrontar da soli – nel commercio e la moneta, la sicurezza interna, la politica estera e la difesa – evidentemente pensano che sia una buona idea, visto che non li obbliga nessuno. Non sono le decisioni del Consiglio europeo di trasferire competenze a Bruxelles adottate da governi legittimi, sostenuti dal consenso popolare? Davvero il Parlamento europeo è una parodia di democrazia, tenuto conto della moltitudine di cittadini, associazioni, gruppi di interessi che partecipano alle sue deliberazioni? Caracciolo farebbe bene e guardare, di tanto in tanto i risultati dei sondaggi di Eurobarometro, che mostrano costanti maggioranze dell’opinione pubblica in favore non solo delle politiche comuni, ma anche della permanenza del proprio paese nell’Unione Europea.
    L’asticella da saltare per l’approvazione dei Trattati europei è semplicemente troppo alta: in Irlanda hanno votato contro il Trattato di Lisbona 862.415 elettori, lo 0,2 per cento della popolazione europea. Quale modifica costituzionale, o anche solo legislativa, sarebbe approvata nel nostro paese se si imponesse ogni volta di ottenere separatamente anche la maggioranza di ogni consiglio regionale, o quella dei cittadini con diritto di voto regione per regione? È il referendum nazionale su decisioni europee che distorce la democrazia: perché assoggetta le decisioni di una larghissima maggioranza al potere di veto di piccole minoranze.
Giacomo Dorigo

Una nuova unione dalle ceneri del referendum - 0 views

  • Il sistema di incentivi non funziona se una piccola nazione può punire Bruxelles e la sua classe politica a costi bassissimi. L'Irlanda rappresenta l'1 per cento dell'Unione Europea e il costo del suo no ricade sull'altro 99 per cento. Ma la soluzione per superare il veto irlandese c'è, anche se è radicale: gli altri Stati membri dovrebbero abbandonare la vecchia Unione e fondarne una nuova con il Trattato di Lisbona come legge fondamentale. A quel punto gli irlandesi dovrebbero dire se vogliono stare dentro o fuori la nuova Europa.
Giacomo Dorigo

Per chi suona il no dell'Irlanda - 0 views

  • A prima vista, il no francese ha ben poco in comune con il rifiuto irlandese del Trattato di Lisbona. In Francia, gli allarmisti sostenevano che una maggiore integrazione avrebbe portato a una corsa al ribasso nella politiche di bilancio e avrebbe messo in pericolo la liberale legge francese sull'aborto. In Irlanda, gli allarmisti hanno detto che una maggiore integrazione avrebbe provocato una corsa al rialzo nella politica di bilancio e avrebbe imposto leggi liberali sull'aborto in quello che rimane un paese sostanzialmente cattolico. E tuttavia ci sono impressionanti similitudini socio-economiche tra i due voti: i politici europei faranno bene a non trascurarle.
    Uno sguardo alla distribuzione territoriale del voto è sufficiente a confermare ciò che i sondaggi avevano già indicato: il voto irlandese si divide tra classi in modo netto e preoccupante. Nelle zone più ricche di Dublino come Dun Laoghaire, dove anche una casa modesta può arrivare a costare 1 milione di euro (sebbene le cose stiano cambiando), oltre il 60 per cento degli elettori ha votato in favore del Trattato. Nelle zone operaie delal città, è stato il no a superare il 60 per cento dei voti.
1 - 5 of 5
Showing 20 items per page